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Meteorivierapicena - Stazione di San Benedetto del Tronto


Rassegna Stampa

Parco Marino, c'è chi protesta: «Risorsa? Sono chiacchiere»
Dura presa di posizione dell'associazione ImpresaPesca aderente a Coldiretti: «Situazione kafkiana, un innamoramento di qualche politico miope. Creare 5 o 6 posti di lavoro per farne sparire 500»

“Trasparenza e partecipazione”: «Massignano rimanga nel Parco Marino»
Il gruppo consigliare di minoranza chiede all'Amministrazione comunale di fare un passo indietro e di confermare l'adesione al progetto dell'Area Marina protetta

Tartarughe marine, a San Benedetto il centro regionale di primo soccorso
Accordo tra Riserva Sentina e Università di Camerino, nella struttura universitaria personale specializzato e attrezzature. Un ottimo riconoscimento per l'Oasi

Sì al Parco Marino, il Comune è contento
Gaspari e Canducci: “Traguardo storico, ora lavoriamo per convincere chi è ancora dubbioso”

Parco Marino, Rossi: «Ora è proprio fatta»
Giovedì pomeriggio l'ok definitivo da Roma, comunica l'ex presidente della Provincia di Ascoli.

«Parco Marino, Celani getti la maschera»
Settimio Capriotti non ha digerito la titubanza del Presidente della Provincia in occasione della trasferta a Roma presso il Ministero dell'Ambiente. «Se questi amministratori non vogliono più starci, escano dall'ambiguità»

Canducci: «Parco Marino un'opportunità. Non sprechiamola»
L'assessore all'Ambiente si augura che il progetto vada a buon fine: «Normali i dubbi, ma non buttiamo a mare anni di lavoro»

Tre parole d'ordine per il Parco

di Lorenzo Rossi

Talvolta, quando parlo del Parco Marino del Piceno, accade che i miei interlocutori mi seguano con uno sguardo interrogativo. Allora io chiedo loro cosa li lascia perplessi: i limiti imposti ai natanti motorizzati, le regole più stringenti per la pesca, gli ostacoli all’edificazione sulla costa… Niente di tutto questo, per carità. Anzi, ben vengano tali provvedimenti, replicano prontamente. E allora cosa, insisto nel chiedere? Con qualche ritrosia arriva il momento in cui essi mi confessano che il loro dubbio è soltanto uno: ma cosa c’è da tutelare qua da noi, nel nostro mare?

Ecco, credo che si annidi qui molta della zavorra che sta ostacolando la nascita del Parco. Voglio dire che la prima battaglia che dobbiamo condurre a sostegno di questo progetto è quella culturale. È soltanto informando adeguatamente i nostri concittadini – mi riferisco, ovviamente, a tutti i comuni litoranei – che si potrà mettere in campo una mobilitazione in grado di esigere la fine della bonaccia.
Sono convinto, infatti, che le trasformazioni, quelle vere, quelle serie, o partono dal basso, nella consapevolezza e nell’azione condivisa, o non reggono la prova dei fatti. Finché il Parco verrà percepito dai più – erroneamente – come un organismo imposto dall’alto, da un gruppetto di politici e professori, finché non sarà ritenuto una necessità e al contempo un’occasione per noi tutti, allora sarà molto difficile che vedrà la luce. Resterà impigliato tra le carte di qualche ufficio ministeriale sordo alle voci della sua pattuglia di instancabili promotori.
Pertanto, dovremo lavorare innanzitutto sulla smentita di questo falso mito della banalità del nostro mare. Non è vero, come un certo immaginario televisivo ci ha condotto a credere, che soltanto profondi fondali pieni di pesci sgargianti e di coralli lussureggianti siano eccellenze meritevoli di tutela. Al di là della mentalità miope che concepisce le aree protette come appariscenti riserve indiane in mezzo all'indistinto scenario urbanizzato, ritengo che vada decostruita alla radice l'idea di un mare buono solo per fare il bagno d'estate e per ricavare qualche alimento pregiato. Dovremmo avere la forza di informare su un fatto a prima vista blasfemo: il tratto di Adriatico che bagna il Piceno è un area ricca di biodiversità.
Oppure, in altri termini: un Parco Marino non si fa soltanto per la presenza di un club di subacquei. Il nostro mare è pieno zeppo di numerose specie che perlopiù rimangono invisibili poiché vivono semi-immerse nel basso fondale. Dovremmo, insomma, sollevarci dalla secca della ricerca di un panda marino e passare al contrattacco smettendola di vergognarci delle triglie e delle seppie che popolano il Medio Adriatico.
Io parterei proprio prendendo gli indifferenti per la gola: ogni specie presente è fondamentale nella catena biologica del nostro ecosistema marino e la mancanza di una regolamentazione più equilibrata ci porterà a distruggere innanzitutto un patrimonio di cultura alimentare. Sempre più spesso vediamo nei nostri piatti pesci e molluschi microscopici, frutto di una pesca sempre più aggressiva, imbastardata dalla concorrenza e dalle leggi del mercato.
Ecco, dobbiamo spiegare che il Parco ha l'obiettivo di far sì che non ci si ritrovi, tra qualche anno, a piangere l'estinzione delle nostre vongole veraci, per dirne una. Soltanto con regole diverse, si potrà assicurare un avvenire alla risorsa della pesca, che ha conosciuto in questi decenni un serio ridimensionamento proprio a causa dell'alterazione dei suoi ritmi biologici. Del resto, compito del Parco è quello di ripensare il nostro modo di relazionarsi con il mare, anziché di sfruttarlo indiscriminatamente: partendo dalla presa d'atto che il nostro tratto di mare è fortemente antropizzato, il progetto è quello di dividere l'area protetta in tre zone diverse per grado di tutela, senza integralismi e senza immobilismi. Su buona parte dello specchio d'acqua si potranno condurre attività non troppo dissimili da quelle odierne, ma seguite da una programmazione razionale e dall'impiego di strumenti meno impattanti. In tal senso, il Parco sarà un volano e non invece un freno alla pesca, altrimenti condannata a prosciugare le sue stesse risorse.
Altro argomento forte è la pulizia delle acque, concetto semplice e immediato. Garantita dalla regolamentazione dell'uso dei motori e dal risanamento dei corsi d'acqua, è un dovere ecologico e - non c'è nulla di male - un piacere estetico e sensoriale.
Ma non finisce qua: coniugata alla maggiore attrattività di un soggetto territoriale integrato anziché di singole realtà particolari, la qualità delle acque potrà essere il principale biglietto da visita di una riviera a forte vocazione turistica. Troppe volte, infatti, ci si lamenta di un turismo esclusivamente familiare e si mettono in campo progetti tanto faraonici quanto irrealistici per attrarre nuove categorie di forestieri. Tuttavia, si dimentica colpevolmente quanto invece sia cresciuta in ambito turistico l'attenzione alla sostenibilità e alla tutela ambientale. Dobbiamo essere capaci di prefigurare ai nostri concittadini un Parco che, come in altre parti d'Italia e d'Europa, offre qualcosa di più dell'ombrellone: pescaturismo, itinerari in mare, osservazione dei fondali, musei ittici e della storia della pesca, percorsi enogastronomici, e tanto altro.
A questo punto è forse inutile spiegare come il Parco potrebbe diventare anche una grossa opportunità economica, nel senso non utilitarista del termine. Diventare cioè lo spazio per traghettarci da un produttivismo che vede il mare solo come fonte esauribile di profitto sulla sponda di nuovi mestieri, consapevoli e rispettosi del nostro giacimento azzurro.
Eccole le tre idee-forza per rendere culturalmente egemonico il progetto del Parco: pesca biologica, turismo sostenibile, e - senza remore moraliste - occupazione verde.
Diamoci da fare.